Il tempo cambia continuamente, ma finora, la pioggia ci ha colpito solo nei momenti di trasferimento.
Al bar dell'albergo, dove si fa colazione, l'atmosfera è quella da giorno feriale.
Poche persone, per lo più solitarie, in atteggiamento da preparazione atletica prima della riunione in ufficio più che pronte a farsi un tuffo nell'oceano, sorseggiano l'orribile caffè di questi posti.
Ecco, non me lo ricordavo così cattivo. Mi era successo anche di innamorarmi del caffè all'americana, ma forse la Florida è più portata per i cocktail ed il Ron che non per il caffè.
Strano perché spesso vedi richiami al caffè cubano come fosse una specialità del posto.
In realtà, l'influenza latino americana qui è molto forte e, complice il richiamo alla presenza di Hemingway, si respira un'aria da Cuba anni '50, quando all'epoca di Batista, era il Parco Giochi degli americani benestanti.
Mancano, si, le auto vecchie e rombanti ed il sapore è di un benessere materiale che a Cuba non respiri, ma è un tipo di atmosfera vintage, appunto,non moderna. Qualcuno direbbe adatta alla mia età...
La colazione è frettolosa.
Il cameriere, rilassato dalle scarse presenze, ci confessa che oggi è il primo vero "Key West Day".
Dopo Irma, finalmente, il tempo si è assestato (a me non sembra...) e la vita è tornata alla normalità (questo un po' si...).
Oggi il Parco giochi aspetta noi.
Abbiamo in programma due turistate che Luca insiste di non mancare.
La gita in catamarano alla barriera corallina e il giro dell'isola a bordo di un Jet-Ski. La moto d'acqua. Lo stesso attrezzo che detesti quando sei a riva e lo vedi saltellare rombando con a bordo il "gianluca vacchi" di turno, ovvero un deficiente che si diverte come un bambino a schizzare e rimbalzare sul pelo dell'acqua.
Ecco, parto da quest'ultima osservazione, perché della barriera ho poco da dire in quanto l'acqua intorbidita da Irma e le Jellyfish, le meduse che la impestavano, hanno provocato una profonda delusione davanti all'incomparabile povertà di vita rispetto a Lady Elliot o finanche al Mar Rosso.
Dicevo del deficiente cinquantenne che si diverte come un bambino.
Devo aspettare il primo dei 5 tratti previsti dal giro per presentarvene uno, visto che all'inizio non si ha confidenza col mezzo.
Ma, subito dopo, eccolo qua! Un divertimento unico, da deficienti si, ma divertente più di ogni giostra di Gardaland o cinema 3d.
A pian, non voglio confondere queste emozioni con quelle davanti all'Apollo XIII. Due pianeti diversi, ma, scambiandoci la guida, Luca ed io siamo veramente usciti di testa.
Soprattutto quando il capo spedizione ci ha assegnato un tratto di mare dove andare liberamente a provare qualunque figura.
Ecco, allora che vorticosi giri a 360 centrando la scia iniziale, 8, spirali con semiderapata finale! Insomma una goduria che mi ha, di fatto, cancellato il male alla schiena che mi accompagna dall'inizio...
Quando si dice una terapia d'urto!
Il ritorno a terra ci vede elettrici.
Decidiamo per un cocktail in riva al mare con vista sul tramonto che stasera, però, è deludente.
Insegno a fare lo spritz Campari alla cameriera che ci serve con sorrisi d'altri tempi. Non lo ha mai sentito e Luca vorrebbe quello con Aperol che però qui non è ancora arrivato.
Se cambio vita, metto su uno spritz bar qui e vediamo come va.
E pensare che il Pirlo, che è una specie di spritz sembra essere il più famoso a New York.
Si vede proprio che qui siamo in un'altra epoca.
Io, infatti, ordino un più ordinario Margarita.
La cena è pianificata al Louie's Bankyard, un posto strafigo come posizione. In una tipica costruzione del luogo, al primo piano, con un balcone lungo e stretto affacciato sul mare, un cameriere dai modi gentili (...) ci serve vari assaggi di ottima qualità selezionando con cautela ogni cosa adatta a Luca.
Il vino, unica nota negativa, fa però abbastanza schifo. Un cabernet locale servito freddo da una bottiglia che sa tanto da vino alla spina "della casa" di qualche ordinaria osteria dalle nostre parti.
Ad ogni modo, siamo qui perché Enrico ce lo ha consigliato e siamo contenti di farci un selfie in questo posto per sentirci un po' con lui (che ci manca tanto...).
Il ritorno a piedi, lungo tutta Duval street, ci permette di respirare per l'ultima sera qui i ritmi e gli odori tropicali di quest'isola, salutati spesso dagli homeless che si sgonfiano lungo la strada.
Una giornata strana in effetti, di contrasto tra turismo idiota e atmosfere rilassanti.
L'America, in fondo, è proprio questo.
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