Come ho già detto, la mattinata parte in ritardo.
La sveglia, anzi le sveglie per dirla tutta, hanno suonato. Meglio, hanno provato a suonare, ma sono state fermate sul nascere dal gesto automatico di spegnimento, cosicché invece che alzarci alle 6.30 alle 8 siamo ancora a letto.
Il ritiro dell’auto però ci aspetta e così, rivestiti in fretta e furia e rigenerati dal ribrezzo di un pessimo caffè prelevato alla reception, accompagnati dal solito Uber di passaggio, siamo arrivati in aeroporto tutti protesi verso la sorpresa della macchina che ci aspetta.
Per fortuna però, non veniamo delusi nonostante l’ironia dell’impiegato che quasi ci sfotte chiedendoci se la macchina era di nostro gradimento come sperato, ci troviamo davanti ad una MUSTANG decappottabile nuova fiammante! Anche se le Ford non sono le mie preferite, questo è un vero cavallo di razza...
Carico valigie, colazione vegani nel posto abituale di Luca e visita a piedi al grandissimo complesso universitario e allo stadio del baseball che però è già chiuso in vista della partita di domenica.
Facciamo anche un salto nel laboratorio che lo ha ospitato in questi mesi. E' proprio come me lo immaginavo: piccolo e pieno di provette e cose strane compresa una enorme bombola di azoto che sembra un'atomica fatta in casa...
Vedere tutti questi ragazzi che hanno la fortuna di poter studiare materie piacevoli, per cui provano interesse e passione, in un posto che stimola curiosità e voglia di applicarsi, mi fa pensare alla diversità della mia esperienza. Sia quella da pendolare in treno a Padova, sia quella, più breve, da pendolare in bicicletta a Pisa…
Due mondi diversi, senza dubbio. Mi piace che Luca se ne renda perfettamente conto e non esiti a dimostrarmi riconoscenza per quanto gli sto permettendo di fare.
Dopo un vero e proprio saccheggio al book shop universitario e qualche foto di rito con lei immancabili sculture di alligatori (ce n'è anche uno vero nello stagno del Rietz Union, una specie di centro sociale universitario) ci aspetta la prossima tappa: Saint Augustine, il più antico insediamento europeo (spagnolo) negli Stati Uniti.
Il viaggio, un po' monotono per la verità, rinnova nel paesaggio emozioni australiane. Sembra quasi che, da un momento all'altro, dai larghi bordi erbosi della strada debba saltar fuori un canguro o un wallaby.
Il divertimento più grande è senz'altro interpretare con aria scanzonata il ruolo del gradasso americano con la sportiva scoperchiata e la musica (rigorosamente selezionata da Luca) a volume decisamente alto.
Fondata alla fine del 1500, Saint Augustine è una piccola cittadina dai tratti europei che ha conservato una fortezza in riva al mare e una serie di vicoli con case di stile coloniale dal sapore davvero insolito qui in America.
Turistica, ma con garbo, ci accoglie cordialmente anche in questa serata dopo un pomeriggio passato in spiaggia ad assistere ai tentativi di surf di Luca che, nonostante le onde siano “choppy”, cioè scomposte e poco adatte, riesce comunque a fare un paio di corte cavalcate.
Io lo guardo dalla riva, sdraiato sulla sabbia bianca costellata da miriadi di conchiglie anche grandi e sorvolato a volte da interi stormi di pellicani, perfettamente disposti in formazione a delta.
Poi, non resisto e mi butto anch’io nell’Oceano, stranamente caldo e molto torbido.
La cena, in centro, appunto al ristorante Mojo è un piacevole momento di relax. Ho assaggiato un trancio di pesce locale, Mahi-Mahi comunemente detto dorado. Una specie di delfino, da quanto ho capito, dalla carne molto saporita e, almeno qui, cotta molto bene.
Domani ci aspetta una mezza cavalcata verso il mio passato da mancato astronauta appassionato delle missioni Apollo: Kennedy Space Center!





